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India – 4 mesi di backpacking in moto + foto

IMG_2488Prefazione

É l’Agosto del 2009, sono a Copenhagen per una breve visita. Passeggio distrattamente per Cristiania, una comunità libertina fondata nei primi ’70, proprio nel cuore della città. Se esiste “Little Italy”, questa é una “Little Amsterdam”, mi dico. Qui, droghe leggere sono tollerate se consumate al ritmo di Bob Marley. Siedo a uno dei numerosi bar sorseggiando una birra, giro la testa con movimento da faro nella notte, quando scorgo una faccia familiare, dove l‘ho già visto questo? Capelli rasta, fuma da solo appoggiato al palo della pergola. Ma si dai… in India!! Mi avvicino, ci salutiamo entrambi increduli della coincidenza, si chiama Jonas ed é Danese.

Cominciamo a raccontarci dei bei tempi in Asia, del viaggio di 3gg in nave, per raggiungere le isole Andamane, tra topi, scarafaggi e bagni che trasbordano, dormendo la notte in camerate con la luce accesa. Di quel girovagare per l’arcipelago su battelli, di quell’amaca adesso montata nel mio giardino di casa, costruita a mano comprando i materiali al mercato di Port Blair. Sono passati solo 4 mesi. Un passato recente ma con ricordi giá offuscati, memorie più simili a un quadro impressionista che alla realtà. Mi ritrovo così a ricordare tutto in un flash back.

Prologo

india_map

É sempre la stessa storia, il Lonely Planet sulla pagina delle foto, lo zaino da 75 litri, ancora aperto e appoggiato al suolo, i documenti, lì sul tavolo ed ecco che arriva; un brivido lungo il filo della schiena, la pelle d’oca e una valanga di pensieri inonda la mia mente. É paura ed eccitazione, quasi una necessità di costruire il più presto possibile la mappa mentale che collega posti, già entrati nella mia mente, tramite quelle poche immagini scattate da fotografi amatoriali. Nello zaino, c’é il pezzo forse più importante: un diario in bianco e una penna, la copertina, di pelle di bufalo con incisioni fatte a mano, protegge carta giallastra. É fatto, guarda caso, in India ma l’ho comprato in un mercatino lungo il South Bank Walk di Londra. 24 Dicembre 2008, lascio l’ufficio alle spalle alle 3 del pomeriggio, giornata corta di una vigilia di Natale ed ultimo giorno di lavoro sul contratto. Metropolitana Northfileds-Heathrow Terminal 3, 7 fermate in tutto. É finita la prigione, si ricomincia a viaggiare. No, non é una vacanza.

  • La vacanza é morte, 100 giorni sono come il primo e di ritorno ti chiedi dove siano andate a finire le ultime 2 settimane, stanco, fisicamente e mentalmente.
  • Il viaggio é vita, 1 giorno trasmette l’esperienza di 100 e quando ritorni, ti meravigli di tutte quelle cose fatte e viste, pieno di energia e pronto a ripartire.

É l’ora di rimettersi in discussione, in gioco; di fare quelle cose che poi raccontate al bar dietro ad un bicchiere suscitano i “ma dai?!” al limite dell’incredulità. Questa volta tocca ad una moto, anzi 2, in un viaggio dove non c’é destinazione vera, solo l’India, raggiunta con un biglietto aereo di sola andata. A Mumbai o Bombay qual si voglia, cambio il volo per Goa. In India, tutte le città hanno 2 nomi, pre e post-colonizzazione. Leggo sbadatamente 2 cartelli,\ dove la lingua Inglese é morta e risorta: “Well come” to the “Air port”. Ci vuole un po’ di più a leggere, ma in fondo si capisce. Sei lì, che dormi nella tua stanza d’ostello, quando cominciano. Il primo tira su il naso e partono a reazione tutti gli altri. Sono le pulizie del mattino, uomo o donna non c’é differenza, scaracchia, sputa, si soffia il naso con le dita, sembra gareggino a chi fa più casino. Sarà l’inquinamento, sarà il pan (tabacco), che masticano a qualsiasi ora del giorno, sarà quello che vuoi, ma questa cosa non ha un nome, per cui gliene trovo io uno: la fissione catarrale, non me ne voglia a male Rubbia. Tutti si svegliano prestissimo, ma i negozi aprono solo a metá mattinata; molte famiglie passano tempo assieme ai cari la mattina, mentre la giornata termina lavorando. Di dormire, comunque non se ne parla, poiché il ragazzino di turno bussa la tua porta alle 6:30. Bussa fino a quando non apri e ti trovi così davanti un bambino di forse 10 anni che chiede con tono scontato: chai? Su oltre 1 miliardo di persone, ovviamente, s’incontra di tutto, poveri – poverissimi, ricchi – ricchissimi. Considerando i posti visitati ed il tipo di viaggio, di ricchi o anche solo benestanti ne ho visti molto pochi, per cui questo racconto parla principalmente di una parte dell’India, quella probabilmente più interessante: la strada. Per referenza quel poco d’India benestante che ho visto, l’ho trovata molto simile all’Europa.

Entro in un museo con aria a dir poco spaesata, il cassiere, un uomo sui 90, siede dietro ad un tavolo e chiede:

:- Perché sei in India?

:- Ancora non lo so rispondo

:- Allora entra, oggi sei nostro ospite

La costa est e le Andamane, sono stati colpiti direttamente dello Tsunami del 2004 e la memoria é ancora viva. Una guida, al museo di Kanyakumari, la punta a sud dell’India, mi racconta di aver perso l’occhio destro per via della sabbia nell’acqua del maremoto. Alle Andamane mi raccontano dell’onda che ha colpito l’arcipelago al sud, alta quanto 2 palme é arrivata alla velocità di 800Km/ora. Stanno ancora ridisegnando le cartine, aggiunge un tizio, dove c’era un’isola, adesso ce ne sono 2, con un canale navigabile in mezzo. Gli Indiani in media sono di statura bassa, te ne ricordi improvvisamente ogni volta che sbatti la testa qui o là. La maggior parte delle volte finisce con tue imprecazioni in 3 lingue differenti, mentre l’Indiano, che é sempre lì al tavolo a guardarti, si gira verso gli altri e ride. Già ridere, é forse l’unica cosa che vedrai fare a qualcuno seduto a tavola. Non importa se a mangiare o a bere, a tavola non si parla, punto e basta é maleducazione. Apparentemente in Hindi non esiste nemmeno il “buon appetito”, non si dice, si mangia e basta. Se parli, ti chiedono meravigliati: non hai fame?

Altre parole che non esistono sono:

  • Privacy: e non é solo la parola “a” mancare
  • Confuso: o hai capito, o non hai capito
  • Fotocopia: si chiama invece Xerox così come la macchina che le fa.

Sul giornale locale scorro la pagina degli annunci, una lunga fila di persone annunciano pubblicamente il proprio cambio di nome. A colazione si beve la bevanda nazionale, il chai o meglio il the, rigorosamente col latte. Questo é spesso venduto in polvere in contenitori rosa e bianchi da dove il barista di turno scucchiaia polverina bianca, dentro ad un bicchiere di vetro. Sulla scatola, ben in vista, ti dà il buongiorno la frase: Quando possibile si consiglia di usare il latte materno. Ordino un chai, il cameriere dice di no con la testa, ma poi me ne serve uno. Qui, il “no” o meglio il dondolare il cranio a sinistra ed a destra, é il body language equivalente del “va bene”. La confusione é servita. batteryIn India non c’é abbastanza energia da soddisfare il fabbisogno, cosí, numerosi tagli di corrente,  qualcuno pianificato, qualcuno casuale, caratterizzano la giornata, facendo allo stesso tempo volare la vendita di batterie e generatori di corrente. Nei 2 mesi più caldi, Maggio e Giugno, l’acqua nei fiumi si abbassa ed i tagli di corrente s’infittiscono. É presto ma sono già sudato, lo zaino sulle spalle spacca il fisico. Sporco, puzzolente, ma ti accorgi di avere forza nonostante le poche ore di sonno. La cosa più importante é che … non importa! Ci sono tante cose da fare e vedere che riposo, pulizia e cibo, passano letteralmente in secondo piano. É una liberazione, uno staccarsi dalle azioni meccaniche che ripercorriamo quotidianamente, per cogliere finalmente l’attimo, il momento che altrimenti fugge via imprendibile. Le mosche che si appoggiano sul braccio non danno più fastidio e non si scacciano, é una maniera di essere, viviamo su di una barca a vela, perché andare controvento? Per la strada, 2 bandiere con falce e martello, ti portano di prepotenza a ricordare il passato, l’influenza della Russia,e l’espansione del comunismo, che qui é entrato come un coltello caldo nel burro. Ovunque ci sono svastiche, sì le svastiche naziste, dipinte dappertutto; salta così fuori che Hitler swastl’ha copiata da qui, rubata all’Induismo simbolo vecchio di 3000 anni e senza nemmeno cambiargli il nome. In India il 79% della popolazione é Induista, il 12,5% Musulmano, il 2.5% Cristiano mentre il restante 6% é diviso tra Buddisti e religioni tribali. Buddismo ed Induismo che sono stati la stessa religione per 300 anni e precisamente tra il 500 ed il 200 avanti Cristo, hanno chiare similitudini come ad esempio il sistema delle caste. Ci sono 4 caste principali: preti, soldati, commercianti, lavoratori piú gli animali che con tutte le loro suddivisioni, arrivano ad un totale di circa 3500 sottocaste. La casta, é rappresentata nel nome della persona. Fino a circa 100 anni fa non ci si poteva sposare tra persone di caste differenti, oggi é invece possibile, ma degradando il coniuge di casta più alta. I matrimoni in India si dividono in 2 categorie: amore ed organizzati. La stragrande maggioranza delle persone con cui ho parlato, si é sposata tramite un matrimonio organizzato, dove i genitori fanno vere e proprie audizioni con le candidate, presentando dopo mesi di ricerche 3 o 4 foto al figlio, che può così scegliere. Nelle famiglie più tradizionali non é possibile alcun contatto tra coniugi prima del matrimonio. Ci s’incontra così per la prima volta davanti all’altare. Famiglie più libertine, tollerano invece 2 o 3 telefonate pre-matrimoniali. Parlando poi con gente differente, vengono fuori tutti i dettagli: ci si sposa tra i 20 e massimo 29 anni, se ne hai 30 e non sei sistemato molto probabilmente non troverai più nessuno. Quasi tutti hanno abbandonato una relazione d’amore per adibire ai compiti del matrimonio organizzato. Per mantenere bassi i costi, spesso, si utilizzano i matrimoni comunitari, dove in date specifiche si sposano a catena centinaia di coppie. Tutta questione di costi. Nelle caste più basse, a volte le bambine sono abbandonate o non istruite per ridurre il rischio che si sposino e dover così pagare la dote. Gli Induisti vanno normalmente a morosare nei templi, sì, proprio tra le statue di Shiva e Ganesh. I matrimoni organizzati sono comunque visti come una cosa concretamente positiva. Un uomo, con cui socializzo, mi spiega il suo concetto molto filosofico: se ti sposi per amore, questo, diminuirà col tempo, mentre se ti sposi con chi non ami, l’amore può solo che crescere. Un ragazzo musulmano é della stessa idea, sai, mi dice, i miei genitori vedono oltre e sanno molto bene se una ragazza va bene per me o meno e conclude: nei matrimoni di amore si litiga tutto il tempo, in quelli organizzati no. Poi incontro coppie sposate da anni… a cena il marito torna e mangia per primo, solo, quando ha finito la moglie può mangiare gli avanzi da sola in cucina. In alcune aree il preservativo é rigorosamente vietato, mentre si tollera  invece l’aborto, con tanto di casi estremi tipo 18enne al quarto consecutivo. Vedere per la strada 2 ragazzi che camminano tenendosi la mano é, un normalissimo segno di amicizia anche se é socialmente accettabile solo tra uomini. Il contatto in pubblico tra uomo-donna o donna-donna è strettamente off-limits. Una stima aggiornata, conta il 9% della popolazione come omosessuale, l’equivalente di circa 100 milioni. Relazioni tra uomini, seguendo una legge coloniale abolita solo il 2 Luglio di quest’anno, erano tecnicamente punibili con la pena di morte o l’ergastolo, mentre non esistono leggi contro le relazioni saffiche. Chi ti rivolge la parola comincia con le 2 domande di rito:

  • Da dove vieni?
  • Come ti chiami?

Ed aspettano la risposta, precisa, che custodiscono gelosamente come ne dipendesse lo scoppio di una guerra nucleare. Tengono le risposte lì nella memoria associate alla tua faccia. Un tassista mi chiama dall’altra parte della strada, eccolo penso, un altro che vuole venderti un passaggio; invece mi stupisce: non ti ricordi di me? Chiede con un sorriso. Emh… veramente no, rispondo. Ti ho chiesto il nome ed il paese di provenienza a Munnar (per la cronaca 1 mese prima a 2000Km di distanza). In realtà lo so cosa fanno, sono tutte spie, si si, li manda il governo per controllare come e dove ti muovi. Eh, governo, appena dici che sei italiano ti rispondono: Sonia Ghandi! L’ex primo ministro ed attuale capo del congresso AI, il più popolare in India. Quando però dico io “Italia – Sonia Ghandi” in un’unica risposta, pensano ci sia imparentato. In India, uno straniero o pelle bianca che sia, é semplicemente un “English” e non si riferiscono al paese di origine ma alla lingua con cui ti parlano. Come ex colonia inglese appunto l’Inglese é una delle lingue ufficiali, ma ce ne sono molte di più! Qualcuno dice 17 qualcuno 25, c’é chi giura 35, qualcuno include i dialetti, qualcuno semplicemente ti riporta per sentito dire, io compreso. Se entri in confidenza con qualcuno aspettati di ricevere ordini su cosa/dove/come fare tipo: siediti, mangia, bevi, vieni, vai … peccato non ti diano il biscotto alla fine.

Viaggiando in moto, cotto dal sole e con la pelle scurissima e la barba lunga mi si avvicina una persona che comincia a parlarmi in Hindi. Non sono indiano rispondo con un sorriso divertito. Non tutti mi confondono per Indiano però, ecco così che ai musei devo pagare il biglietto per turisti, che costa dalle 10 alle 100 volte di più, perché gli English hanno soldi, dicono. Sarà, ma visto che questi posti sono gestiti dal governo, a me questa sembra più discriminazione legalizzata. In alcuni siti turistici si paga fino a 4 biglietti differenti,ad esempio: uno per l’entrata esterna, uno per l’autobus all’interno del sito, uno per l’entrata interna ed uno per il museo. La discriminazione alcune volte la trovi anche ai ristoranti, dove a volte esistono 2 menu, uno per Indiani uno per gli English, stesso cibo ma prezzi differenti. I ristoranti si dividono in 2 grosse categorie: vegetariani e non vegetariani. Una stima dice che il 2/3 della popolazione sia vegetariana. Che tu mangi o beva non importa, il conto é spesso sbagliato e l’impressione é che veramente non lo facciano apposta. Alle Andamane, in un ristorante sperduto al nord dell’arcipelago, lascio 5 Rupie di mancia sul tavolo ed esco; il cameriere, preoccupato, mi rincorre per il paese per restituirmele pensano le abbia perse. É una mancia! No, aggiunge lui, questo é il mio lavoro, il mio dovere, non c’é gratitudine da dover pagare. Salgo sull’autobus, non ci sono vetri sui finestrini, mi siedo, ma una donna in piedi di fianco a me reclama il suo posto. Ci sono le divisioni dei sedili tra uomini e donne. Di fianco all’autista, sopra il parabrezza, un orologio da cucina. Al lato, un quadretto argentato con dentro: Mecca, 3 Dei Hindu e la Madonna con Gesù in braccio. Confuso chiedo all’autista:

:- Ma tu in cosa credi?

:- É la stessa cosa no?!

Mi risponde con tono ovvio, mentre indica il quadretto con la mano. Al porto, cerco l’orario per la nave, devo leggere tutti i tabulati riga per riga, perché le informazioni sono ordinate per: nome del battello, porto di destinazione, porto di partenza ed infine orario. Più illogico di così si muore. trainLa ferrovia é un programma, in seconda classe si viaggia su vagoni larghi e spartani con 4 panche ai lati. Durante un viaggio interno, a Mumbai, c’é così tanta gente sulla carrozza che chi mi sta di fianco si lamenta per la mia barba lunga. Poi c’é quel tragitto, di 4 ore, la sera, in seconda classe, senza prenotazione da Mumbay a Pune . Siamo in 5 su di una panca di legno, dove ci stanno a stento 3, davanti alla mia faccia, i piedi scalzi e penzolanti delle persone sedute sulla mensola portabagagli, un paio distesi a terra davanti ai miei piedi cercano riposo, quello seduto alla mia sinistra gioca a carte con quello alla mia destra, usando un giornale che tengo sulle gambe come tavolino. Scendere é semplicemente impossibile! É l’una del mattino e ci sono centinaia di persone che spingono per salire, io lì con 1 zaino sulle spalle e 1 sul petto vorrei uscire invece. Mi devo improvvisare rock-star, tuffandomi sulla folla prima che il treno riparta; la gente, mi sostiene a braccia alzate, muovendomi per appoggiarmi a terra solo ai margini della ressa a circa 5 metri dal treno. Per la cronaca la ferrovia Indiana é l’azienda più grande al mondo per numero di dipendenti: oltre 2 milioni. Fa caldo, caldissimo, 2 ragazze attraversano la strada con un ombrello da pioggia aperto sul capo. Un uomo si lava in un campo, é vestito e si tira secchiate d’acqua passando la mano sotto gli indumenti.  tirumalaSputare, urinare, defecare in pubblico é spesso tollerato, c’é chi fa i bisogni sul bagnasciuga in spiaggia, davanti a centinaia di persone che semplicemente ignorano, perché non c’é nulla da vedere, neanche quando si aspetta l’onda giusta per pulirsi. Da occidentale, critico, disprezzo e resto disgustato fino a quando, pagina 3 del libro della vita, ritorna tutto al mittente. Mi ritrovo lì su quell’isola sperduta, dove i bagni, molto semplicemente, non esistono e così tocca farlo… condivido la spiaggia con altra gente, siamo a 5 metri l’uno dall’altro, si guarda il mare mentre si consuma in quell’angolo d’isola chiamata “la toilette”. Lì, mi dicono, quando viene, l’alta marea lava via tutto. eatingIstinto animale, quello che controlliamo usando come metro di misura la vergogna. Vergogna che come definizione ha sempre avuto un preciso dominio di spazio, tempo e cultura. Sta di fatto che sputare e scaracchiare al ristorante é accettabile, ma se bevendo appoggio le labbra al bicchiere o brocca che sia, ricevo prediche corali sulla cultura igienica del paese. A tavola si mangia con le mani, anzi “la mano”, quella destra, visto che la sinistra é esclusivamente assegnata alle faccende del bagno, in un paese dove la carta igienica non si usa. enfieldLa motocicletta, una Royal Enfield modello 1990 é costruita con lo stesso disegno originale del ’45. É ruvida, con una coppia piatta, quasi fosse un diesel, 350cc raffreddata ad aria, pesante, goffa, ma allo stesso tempo una vera signora della strada, ovunque trova rispetto ed ammirazione e qualcuno ti dà pure precedenza. La strada é lunga, il contachilometri rotto si é bloccato a 999Km, ma la distanza che percorro é ben superiore ai 10.000. Quello che si vede, sente, respira lungo il tragitto é indescrivibile. Bisogna re-imparare a guidare, su questo lungo campo di battaglia, dove vige sovrana l’anarchia. Non sono solo parole é roba seria! Quando compro la moto, ho 2 tizi ai lati uno a destra uno a sinistra. L’angelo ed il diavolo che mi parlano a turno: Se ti ferma la polizia, nega tutto, non sorpassare sui ponti, attento ai cani, ed allo sterco di mucca che scivola come l’olio, fermati ogni 2 ore a raffreddare il motore. Quando finalmente parto sono confuso e mi perdo nei miei pensieri accompagnato dal rumore di sottofondo del motore. Verso mezzogiorno fa caldissimo, la crema protezione 50 serve un po’, ma poi, quando sei lì fermo all’incrocio senza vento, sudato ed impolverato, circondato da camion che ti coprono di smog l’inferno non é poi così lontano.

Direzione e verso sono roba da libri di fisica, la precedenza é un’opinione, stop e frecce costosi optional. Ecco un siparietto, che con cambiamenti casuali, mi si ripropone diverse volte al giorno: strada a 4 corsie (2 per verso), io procedo su quella lenta mentre un carro trainato da 2 buoi procede su quella di sorpasso contromano! sheepsArrivo sulla strada normale a 2 corsie, curva a destra e mi trovo davanti un autobus, contromano, che sta sorpassando un camion già in sorpasso su di un taxi, mentre una vacca caga sulla riga di mezzeria. Il finale? Piú o meno é sempre lo stesso: mi butto in corsa sul ciglio della strada, il camion schiva la mucca a sinistra, l’autobus a destra mentre il taxi finisce con 2 ruote fuori strada, si ferma e riparte come nulla fosse. Poi ci sono le mandrie di animali, mucche, bufali, capre attraversano sempre nei punti più imprevisti, se ci finisci in mezzo son fatti tuoi! Chi attraversa la strada a piedi, o arriva da una strada laterale con un qualsivoglia veicolo, rigorosamente non guarda! Apparentemente é responsabilità di chi sopraggiunge schivare, come possibile, l’ostacolo. In paese é anche fattibile, ma in autostrada vedersi una moto con 3 tizi a bordo che parte dal campo ed atterra direttamente sulla corsia di sorpasso a 10Km l’ora, é roba da infarto. soundhornLa realtà é che non ti puoi distrarre un singolo secondo, il clacson é l’unica cosa di cui hai bisogno, te lo chiedono loro é scritto dietro a tutti i camion: “Sound horn ok”, “Blow horn please”. Dietro ai camion, inoltre, si possono leggere altre frasi morali pensate per il bene della comunità: non sprecare acqua, cammina a destra e tanto altro. motoUna macchina mette la retro, non si accende nessuna luce bianca, ma in compenso suona la lambada che avvisa in qualche modo la gente. La moto, é senza dubbio il veicolo nazionale sulla quale ho visto viaggiare anche famiglie intere, 4 anche 5 di loro. Il casco é obbligatorio solo per il conducente. Un giorno, lì, dietro ad un camion che si appresta molto lentamente ad attraversare un ponte, esito un istante, un’esitazione lunga un battito di ciglio ed ecco che di gran carriera mi sorpassa una moto con padre, madre, nonna, figlio e cane tutti in sella. Roba da guinness dei primati! In città é normale che ti affianchi qualcuno su di un veicolo urlandoti  in corsa: COME TI CHIAMI? Sulle strade più veloci, i pericoli peggiori arrivano dai veicoli pesanti, spesso condotti da ragazzi sui 20 anni. Con la loro guida, fanno sembrare gli autotreni delle farfalle che si appoggiano con leggiadria, prima su di una corsia, poi sull’altra, poi magari toccano distrattamente la fiancata di un autobus in corsa, prima di arrivare 3 metri lunghi al semaforo rosso. lorryPoi ci sono i camion senza carrozzeria, sono solo ruote e motore su di un telaio nudo sovrastato da una sedia con volante. Li trasportano cosi, tra fabbriche di montaggio, ubicate in città differenti. Sorpassando gli autobus non sempre é possibile schivare gli sputi che provengono dai finestrini; arrabbiarsi non serve. In 4 mesi, non ho mai visto un singolo autista arrabbiarsi, mai una sola volta. Così, pulisco la visiera con il braccio, accelero e faccio l’indiano. La Piaggio qui ha fatto la fortuna, l’ape o risciò, come la chiamano in Asia é il veicolo tuttofare, trasporta merci, persone, e tantissime altre cose, ne vedi uno pieno d’erba, uno che trasporta uova, ma i più impressionanti sono quelli che trasportano persone anche 20 magari metà dei quali appesi di lato. trafficIncontro una donna svizzera che vive qui in India da molto tempo, mi spiega che solo 5 anni fa, c’era la metà dei veicoli in circolazione e non c’é stato così il tempo di imparare a guidare come si dovrebbe, ecco spiegati tutti quei cartelli che predicano le regole più basilari come: fermati al rosso, rispetta le regole di corsia, etc. I numeri parlano chiaro, 60.000 morti l’anno sulle strade. Gli incidenti automobilistici sono la prima cause di morte non naturale. Per curiosità in specifiche zone la seconda causa di morte non naturale, sono i cocco che cadono dalle palme. Una motocicletta così vecchia poi ha anche i suoi problemi, ma in India trovi un garage ovunque. Tuttavia questa non é roba da garage moderni, il posto giusto é quello che non diresti mai, una stanzetta, senza neanche troppi attrezzi, con un anziano seduto sullo sgabello a far niente. Arrivi, non ti chiede nulla, si alza lentamente, abbassa la pedalina di accensione con un colpo secco ma gentile allo stesso tempo, ascolta il motore per 10 secondi, spegne e finisce così come esordisce; un’unica frase senza punteggiatura con prezzo e tempo necessario. Dei veri maestri! A meno di problemi seri il prezzo é normalmente di 1 o 2 euro per 2 ore di lavoro. In media un viaggio di 400Km prende una giornata intera, spesso fa troppo caldo 35,40 o 45 gradi si beve tantissimo ma non si mangia molto, al massimo della frutta tipo papaya o perché no una prelibatezza Indiana tipo, l’anguria col sale. Poi c’é il consulto con la mappa stradale e le domande che fai alla gente con tanto di risposte casuali. In India é maleducazione non rispondere, per cui preferiscono spedirti a Canicattì piuttosto che ammettere di non sapere. Ed allora? Si fa statistica! 4 persone dicono sinistra, 2 dicono destra, allora si va a sinistra. Funziona! Un giorno perso tra le colline di Tamil Nandu, sono fermo seduto sulla moto a motore spento, lo zaino grande sulle spalle, quello piccolo sul petto, casco in testa mentre sfoglio velocemente la mappa stradale. Un tizio si avvicina e chiede indicando il grosso zaino sulle mie spalle:

:- e questo?

Prima non capisco la domanda, poi, titubante, sto per aprire bocca e dare una risposta mentre s’illumina in faccia e con un’espressione piena di sorpresa e mi anticipa:

:- Ahhhh! UN PARACADUTE!!!

Sorrido a 28 denti, visto che mancano quelli del giudizio, senza rispondere. In realtà ha ragione, Dabu, così chiamo il mio zaino che ha già girato mezzo mondo sulle mie spalle, mi ha salvato la vita solo 1 mese prima proprio qui in India. Il para-cadute ha attutito gran parte dell’impatto con quel camion che improvvisamente, tagliandomi la strada mi ha fatto rimbalzare al suolo schiacciando la mia prima moto. 2 graffi, una ferita sul ginocchio, il casco rotto ancora allacciato in testa mentre mi alzo dal suolo. Quel giorno, come ce n’é tanti nella vita, ero di fronte ad un bivio, in cui, seppur spaventato ho deciso di proseguire, di ri-comprare un’altra moto e di continuare il viaggio. Così é giusto, mi sono sentito dentro. Un incidente, come ne capitano tanti, un giorno lunghissimo dove il sinistro arriva dopo 6 ore di guida, poi quelle altre 6 ore lì seduto su una dura sedia in legno del commissariato di polizia ad aspettare non so cosa. Gli interminabili dialoghi con i poliziotti, che invano tentano di spillarti denaro, il tassista dell’ape ed il gestore del negozio all’angolo, uniche 2 persone che parlano Inglese nei paraggi, s’improvvisano mie avvocati e mi difendono animatamente da non so cosa, parlando in Hindi con il commissario. Alla fine mi lasciano andare, fuori dal commissariato il titolare del camion si avvicina e mi paga 2000 Rupie (circa 30 Euro) di risarcimento, non potevo pagarti davanti ai poliziotti mi dice, non avresti visto nemmeno questi. Infine altre 6 ore di autobus per tornare a Mysore con un ginocchio gonfio che occupa 3 sedili da solo su di un autobus stracolmo che sorpassa in continuazione. Diverse volte ho visto camion non fermarsi all’alt della polizia, se ti fermi, spesso prendi la multa e la ricevuta non é un’opzione. sunsetLa soddisfazione più grande, nel viaggiare in moto, sono le corse sulla spiaggia al tramonto. Km e Km sul bagnasciuga deserto accecato dal sole arancione che sfiora il mare. Verso la fine del viaggio arrivo ad Hampi, popolare meta turistica del sud-ovest. Qui incontro Gillian, uno studente francese di psicologia, anche lui é alla fine del viaggio, sono infatti 5 mesi che gira per l’India in bicicletta. Confrontiamo le esperienze, parliamo delle indicazioni sbagliate che ricevi per la strada e mi passa un concetto: vedi, per me non esiste la strada sbagliata, io vado senza destinazione. Vado e quando mi piace, mi fermo; così, conclude é filosoficamente impossibile sbagliare. L’India é sicuramente il paese più difficile dove io abbia mai viaggiato. Il primo mese é terribile, con differenze culturali estreme, ma poi molto lentamente cominci a vedere i lati positivi, quelli che devo veramente cercare offuscato dalla mentalità occidentale che ho nel sangue. La gente é d’oro, molti siti magici. Essendo un ex-colonia c’é un sentito comune di cambiamento e voglia di riscatto internazionale. Su di un cartello pubblicitario grande come un campo da tennis, un uomo in giacca e cravatta affianca uno slogan a caratteri cubitali: “Le Rupie rimpiazzano il dollaro Americano, questo é il titolo che voglio leggere sul “Wall Street journal”. C’é da dare atto agli Indiani di avere un incredibile fiuto per il business. Un’altra pubblicità, della Garnier questa volta in televisione, promuove una crema che garantisce di schiarirti la pelle di 2 tonalità, apparentemente Michael Jackson ha fatto scuola. holyL’Holy, una festa nazionale in Marzo, consiste nel tirarsi addosso colore in tutte le forme, da liquido alla polvere e si finisce così dipinti a dipingere le altre persone in strada con i colori più variegati. É divertente ed ha un significato molto profondo, ogni colore é una zona dell’India e tu, arcobaleno in strada, ne rappresenti l’unione. Alla fermata dell’autobus, una donna ha entrambe le mani impegnate: parla al cellulare usando la destra, mentre con la sinistra si bagna la fronte con l’urina di una mucca che piscia lì al lato. Sacro e profano, gesto religioso di 3000 anni e tecnologia di 15 che s’incontrano e scontrano in un siparietto senza cornice. Dopo 4 mesi devo proprio andarmene, é stata un’esperienza molto intensa ed ho bisogno del mio tempo per assimilare il tutto. Faccio mie, le parole di Xavier, Francese, che quando incontro é nel suo secondo mese di viaggio: non consiglierei mai l’India a una persona che non abbia forti credo, questo é un posto che prima ti stordisce poi ti coninvolge per distruggti ed infine ricostruirti come tu fossi fatto di Lego. Niente di piú vero. Voglio, devo tornarci; non subito però, ho prima bisogno di digerire, ci vorrà del tempo, mesi, probabilmente anni. Só solo che quando finalmente farò il ruttino, il mio zaino sarà lì, fedele, aperto al suolo, solito diario in bianco, il Lonely Planet sulla pagine delle foto ed i documenti appoggiati sul tavolo.

Namasday.

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Lonely Planet India

Informazioni sull’Induismo

Royal Enfield online

Foto dell’India parte 1

parte 2

parte 3

Referenza:

– What does the yoga saying “namas day” mean?

– The gesture Namaste represents the belief that there is a Divine spark within each of us that is located in the heart chakra. “Nama” means bow, “as” means I, and “te” means you. Therefore, Namaste literally means “bow me you” or “I bow to you.”

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  1. sabrina
    August 26th, 2009 at 21:39 | #1

    ciao:)
    ho letto che esponi le tue foto in una mostra a Corno di Rosazzo; fino a quando è aperta? mi piacerebbe molto vederla.
    grazie, sabrina

  2. August 27th, 2009 at 08:05 | #2

    Ciau Sabrina 🙂
    La presentazione ufficiale é stata organizzata il giorno 25 Agosto 2009. L’articolo che leggi qui é lo stesso che ho presentato. Per quanto riguarda le foto, il link lo trovi subito sotto all’articolo.

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